Il Comitato degli Italiani all’Estero del Rio Grande do Sul (COMITES-RS) esprime la sua profonda contrarietà al decreto legislativo 36/2025, pubblicato venerdì scorso dal Governo italiano, che modifica senza preavviso i criteri per ottenere la cittadinanza italiana per diritto di sangue (ius sanguinis) per chi è nato fuori dal Paese. Il provvedimento, limitando tale diritto a sole due generazioni (figli e nipoti di un cittadino nato in Italia), viola il principio di uguaglianza tra i cittadini, sancito dall’articolo 3 della Costituzione italiana e, giusto nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul, simboleggia una battuta d’arresto nei rapporti storici tra i due popoli, nonché una scossa nei legami che gli italo-gaucho intrattengono con le loro origini.
In un secolo e mezzo dall’inizio dell’intreccio delle nostre storie, un comportamento simile da parte del governo italiano si è verificato una sola volta, proprio quando gli emigranti hanno dovuto cercare una nuova patria perché, in parte, i loro diritti erano stati violati. Così ci sentiamo ora, di nuovo. Lo “jus sanguinis” ci collega alle nostre origini – e, forse in Italia non sanno, come le conserviamo. Ciò è rappresentato nella nostra fede, nella nostra gastronomia, nella nostra vinificazione, nel nostro modo di essere e perfino nel nostro parlare. Il nostro ‘Talian’ è una lingua unica, nata dalla mescolanza di culture, di dialetti del nord Italia e del portoghese, riconosciuta dal Patrimonio Storico e Artistico Nazionale (Iphan) come Patrimonio Culturale Immateriale e Lingua di Riferimento Culturale Brasiliana.
Sono credenziali che dimostrano la nostra italianità. Ma più di questo, l’essere italiano è dentro di noi. Non siamo turisti cittadini. Siamo figli, nipoti, pronipoti e pro-pronipoti di un’Italia che un tempo era nostra. Proibendo tale continuità, ci privano della nostra memoria, della nostra dignità e della nostra storia. Il Paese che fino ad allora era l’unico senza un limite generazionale per la concessione della cittadinanza, oggi ci priva dolorosamente di questo diritto. Nessun altro paese dell’Unione Europea ha un sistema giuridico che impedisce ai propri cittadini, semplicemente perché nati all’estero, di trasmettere la propria nazionalità ai propri discendenti.
Se c’è bisogno di una riforma, questa dovrebbe essere fatta democraticamente, coinvolgendo un dibattito rappresentativo con i quasi 30 milioni di discendenti in Brasile e, naturalmente, con quelli stabiliti in qualsiasi nazione del mondo. Il governo italiano deve comprendere che essere italiani non significa solo essere nati in una determinata giurisdizione territoriale. Essere italiani, nel nostro caso, è nell’anima. Ed è impossibile sradicarlo. Che modo deplorevole di avvicinarsi alla tanto attesa celebrazione dei 150 anni dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul: un bel regalo per i 4 milioni di discendenti dello Stato e per gli oltre 130 mila cittadini a cui sono stati sottratti diritti acquisiti.